Amore: un rischio per l’identità individuale?

Quante volte ci siamo trovati a chiederci dov’era il confine tra identità individuale e identità di coppia?

Quante volte ci siamo chiesti quali sono gli elementi insondabili che compongono innamoramento e amore?
Un’interessante riflessione di Stefano Nuzzo unisce elementi filosofici e letterari ad un’asse portante del lavoro psicologico, quello del rafforzamento identitario in relazione all’amore:

“Affrontando la tematica dell’Eros, risulta impossibile non trovarsi ad analizzare il rapporto che,
attraverso l’amore, si viene ad instaurare tra amante e amato; quindi, in altre parole, tra soggetto e
oggetto. Questo deve essere di complementarietà o di affinità? E la specificità del soggetto viene
mutata dall’esistenza del rapporto? Si incontra così la tematica dell’identità del “soggetto
innamorato”. Secondo Galimberti sarebbe proprio questa identità, o meglio, la parte di questa a noi
stessi sconosciuta, che ci fa apparentemente innamorare dell’oggetto: apparentemente perché,
secondo il filosofo e giornalista, in realtà ci si innamora della parte irrazionale sconosciuta di sé che
viene oggettivata nell’altro che la riflette fedelmente. Il soggetto qui riesce, attraverso l’amore per
l’altro, a raggiungere una maggior consapevolezza della sua identità, della quale, prima
dell’innamoramento, la parte irrazionale era sconosciuta all’Io. Attraverso questa spiegazione, si
arriva alla conclusione che il rapporto tra amante e amato deve essere di affinità interiore, e che il
soggetto rimane profondamente cambiato dal processo, che diventa conoscitivo,
dell’innamoramento. Si riduce tutto quindi ad una conoscenza della propria persona? Se l’amore
avesse soltanto questa finalità, gli atti, che possono apparire scellerati, che questo talvolta fa fare,
sono difficilmente interpretabili: se amare significa conoscersi, non si può ammettere l’esistenza di
un amore che implichi l’annullamento dell’Io. Eppure nella storia e nella letteratura non mancano
certo esempi di questa distruzione del soggetto per mano dell’amore. Schopenhauer spiegava questo
tipo di comportamenti come manifestazione della volontà della specie che è superiore a quella
dell’individuo: l’individuo crede di perseguire la sua felicità e i suoi interessi con l’Eros, mentre
esaudisce la volontà della specie che è mascherata: questa maschera è l’amore. La volontà della
specie è di gran lunga più importante della volontà individuale, anche se l’individuo razionalmente
crede di seguire quest’ultima. Per far sì che invece venga tutelata la volontà della specie questa si
“maschera” da volontà individuale. La volontà della specie è così forte da portare all’annullamento
di sé. Ciò è rintracciabile nel libro di Lev Tolstoj , Anna Karènina, precisamente nell’episodio che
racconta la morte della protagonista. La morte è volontaria e ha il fine di liberarsi dai dolori della
vita e di far soffrire l’amato. In questo caso la funzione conoscitiva dell’amore non viene esercitata
tanto sul soggetto, quanto su ciò che è esterno ad esso. Il dolore e la rassegnazione portati
dall’amore, disincantano l’apparente portando ad una comprensione più profonda di ciò che è
esterno.
Nonostante sia presente un aspetto conoscitivo, manca quel fine individualistico che Galimberti
propugnava: l’azione qui è finalizzata soprattutto ad una reazione dell’altro. Sono la perdita della
vita e la perdita dell’amato da mettere sullo stesso piano? Si può quindi definire amore come
annullamento dell’identità? Nell’opera cinematografica che propone la vita romanzata della figlia di
Victor Hugo, Adele, è proprio questo concetto di amore che ne risulta: Adele inizialmente alla
ricerca della propria identità, ancora legata a quella del padre, la ricerca attraverso l’amore per un
uomo che non la ricambia. Ciò che lei vuole essere, la sua amata, è reso impossibile dalle
circostanze. Lei, non accettando questa situazione arriva ad annullarsi e a fare tutto in funzione di
una reazione dell’amato. Così l’individuo, non vedendo realizzata la sua volontà (o identità voluta)
si annulla. Ciò è solo una delle tante facce che l’amore può assumere e l’amore come annullamento
non può essere dato come definizione assoluta. Avendo analizzato il particolare, a che tipo di
conseguenze può portare l’Eros nell’identità del “soggetto innamorato”? Ciò che è innegabile è il
fatto che con la formazione di un rapporto l’identità del soggetto si scinde: da una parte mantiene la
sua specificità, dall’altra il soggetto diventa parte di un duo. Nasce così l’identità di coppia.
Quest’ultima diventa “contenitrice” dell’identità individuale? Senza l’identità del soggetto,
l’identità di coppia sopravvive? Si. L’identità di coppia cessa di esistere quando il soggetto smette
di farne parte, ma l’identità di coppia cerca sempre di assorbire l’identità del soggetto. Quando
questo processo si completa (non è un processo necessario), il soggetto si lega definitivamente al
soggetto, perché nel legame ha ora la sua identità. Così si spiegano i suicidi per amore, i matrimoni
a vita, la monogamia. L’Eros è quindi nemico
dell’identità personale e sta all’individuo mantenere
entrambe le identità.”