Changing Place, Changing Time, Changing Thoughts, Changing Future

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Un contributo di Giorgia Tosi:

Changing Place, Changing Time, Changing Thoughts, Changing Future

“Cosa fai nella vita?” è una delle prime domande che ci vengono poste quando ci presentiamo a qualcuno ed è la stessa domanda che noi stessi facciamo per conoscere meglio una persona. La risposta di solito ha a che fare con gli studi, il lavoro, i progetti per il futuro e tutti gli obblighi che sentiamo di avere, ma perché è tanto importante sapere quale sia l’occupazione principale di una persona? Forse questo ci permette di inquadrare chi abbiamo davanti e di capire cosa aspettarci?

E noi cosa facciamo nella vita? Ci siamo mai fermati a riflettere su questo?

Fin da piccoli sappiamo quali saranno le tappe della nostra vita: la scuola, il liceo, l’università, l’apprendistato, il lavoro, un compagno, i figli. Soprattutto nella società odierna, che richiede di dare sempre di più, di aggiornarsi, di specializzarsi, di rendersi appetibile e unico, ci troviamo a programmare ogni momento della nostra vita. Per rispondere a tutte queste richieste abbiamo agende che scoppiano, promemoria sugli smartphone che suonano ogni 30 minuti e segretarie che ci ricordano cosa fare.

A 17 anni comincia l’organizzazione puntuale del proprio percorso di vita, perché i genitori, gli insegnanti e il mondo cominciano a pretendere che sappiamo cosa fare di noi e che non rimaniamo inermi a guardare il tempo passare.

Ci viene chiesto di fare, per dare senso alla propria vita, che già a 20 anni è tanto frenetica da non lasciarci spazio per pensare, ci rende impossibile fermarci a riflettere su ciò che sta accadendo e spesso veniamo travolti dai nostri stessi piani.

Sappiamo che dobbiamo laurearci in tempo e trovare qualcuno con cui condividere la vita, sappiamo che dopo l’università dovremo cercare un lavoro e spesso non ci rendiamo conto che, negli anni che abbiamo passato a portare a termine i nostri piani, in realtà è cambiato ciò che vogliamo: siamo cambiati noi!

Siamo talmente impegnati a capire dove siamo diretti, che rischiamo di prendere una strada che alla fine ci sta stretta. Abbiamo così tanti progetti che, se sfortunatamente non riusciamo a realizzarli, ci sentiamo persi e la nostra vita perde senso.

Può succedere a tutti di vivere un momento di crisi, in cui non ci si riconosce più e si perde la propria identità. Che venga chiamata crisi di mezza età o d’identità, non cambia il vissuto di disperazione e il senso di vuoto che vive chi si trova a dover fronteggiare una situazione del genere. Sono momenti difficili da affrontare, soprattutto se si è soli e non si sa a chi rivolgersi, ma trovare una soluzione è possibile.

Forse a volte c’è bisogno di cambiare posto, cambiare tempo, cambiare modo di pensare: c’è bisogno di cambiare il proprio futuro!

Stravolgere i propri progetti, sorprendersi e fare qualcosa d’inaspettato che mai avremmo immaginato di fare, ma che ci rende liberi di vivere e di conoscersi per come siamo diventati negli anni trascorsi a cercare di compiacere chissà chi. È possibile scoprire nuovi aspetti di sè, mettere in stand-by il mondo e le aspettative degli altri per fare qualcosa che sia solo per noi. E’ possibile stare bene con se stessi indipendentemente da ciò che ci sta attorno e questo può significare godere appieno della vita: un nuovo modo di intendere il carpe diem.

“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, […] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto” (Henry David Thoreau da “Walden, vita nei boschi”).

E’ solo cambiando prospettiva che possiamo riscoprire il piacere di cose semplici, come passeggiare per una città sconosciuta senza meta e perdersi, senza quel senso di ansia che ci coglie quando temiamo di stare perdendo tempo. Troppe volte sentiamo l’obbligo di dover riempire ogni momento della nostra vita con qualche attività degna di nota, perché stare bene con se stessi è ciò che più conta e non è sempre necessario fare per realizzare questo obiettivo.

Per ciò perché non mettere da parte i progetti? Così la prossima volta che ci chiederanno cosa facciamo nella vita potremo rispondere semplicemente: “Vivo!”.