Il colloquio psicologico socio-costruzionista (parte 4)

Paisaje-carretera-Escocia

Piuttosto che rincorrere ipotesi di tipo diagnostico, operazione doverosa all’interno di un paradigma naturalista che definisce gli accadimenti psicologici come enti “oggettivi”, la posizione meta teorica postmoderna costringe ad un cambio di prospettiva: sposta lo sguardo dalla ricerca delle modalità per valutare e risolvere un problema alla scoperta delle operazioni conoscitive e semantiche che han portato l’interlocutore a definirlo.

In altre parole durante il colloquio diventa prioritario approfondire i processi di conoscenza che l’interlocutore mette in atto per costruire un dato, un fatto o un esperienza come reale. E ancor più centrale è la consapevolezza che anche quando questo quadro prende forma esso va sempre considerato come frutto di una conoscenza distribuita tra le persone essendo emergente dai processi interattivi e relazionali che ne rendono possibile la significazione. Ai fini dell’intervento, quindi, è prioritario costruirsi un’idea approssimata di come l’altro funzioni all’interno della rete relazionale in cui è inserito. In questo senso, il primo passo da seguire è quello di rilevare la mappa concettuale e relazionale entro la quale l’interlocutore si muove, per indurlo a modificarne i confini o la forma.

Inoltre se l’osservatore non è esterno al processo della conoscenza, ma anzi partecipa attivamente a costruire il sistema osservato allora il colloquio sarà sempre e solo un atto costruttivo e performativo e non un atto di scoperta e rivelazione. Cosi come le competenze necessarie allo psicologo per utilizzare tale strumento saranno quelle del governo e dell’orientamento di questo processo performativo piuttosto che quelle di un investigatore che analizza una data realtà partendo da pre-conoscenze superiori con l’obiettivo di rivelarne la vera natura.