Il colloquio psicologico socio-costruzionista

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E mentre il nostro interesse e il valore che diamo alla storia del paziente cresce allo stesso tempo cresce il nostro interesse per la sua conoscenza e per il suo essere esperto del suo mondo. La nostra preconoscenza viene così sospesa, non certo annullata, può continuare ad operare sullo sfondo ma lasciando spazio all’emergere della matrice generativa della realtà del paziente. Una volta avuto accesso a questa matrice sarà possibile concretamente utilizzarla proponendo, formulando, parlando una “lingua” finalmente comprensibile al paziente, fatta di configurazioni alternative possibili. (Gergen, McNamee 92)

Ma allora concludendo, se il colloquio costruzionista non ”scopre” realtà e cause e non corregge nè normalizza quali sono le “armi”, oltre alla formae mentis complessiva con la quale si approccia all’incontro, con le quali intende perturbare il sistema e schiudere le possibilità del cambiamento?

Passare in rassegna tutti gli approcci che si accomodano sotto l’ombrello costruzionista esula dalle finalità di questo contributo, possiamo piuttosto raggruppare in due grandi categorie le operazioni che li accomunano. Da un lato infatti risiedono le operazioni semantiche intraprese tra il terapeuta e il paziente con l’obiettivo di perturbare la visione “reificata” di una data realtà generatrice del problema. La ricerca nel racconto del paziente di eventi o passaggi che contraddicono tale visione, l’emersione e la valorizzazione delle eccezioni, la corto circuitazione strategica di azioni che la sostengono sono esempi di percorsi che minando la coerenza della fotografia del reale scattata dal paziente lo costringono a creare lo spazio per l’emersione di un alternativa più viabile.

L’altra grande categoria fa riferimento invece a quelle operazioni semantiche che mirano a proporre le basi per la costruzione dell’alternativa in modo diretto: metafore riconfiguranti, racconto di storie ed aneddoti, esperienze emozionali correttive ne sono esempi ben rappresentati in letteratura.

Cionondimeno non esiste un colloquio costruzionista paradigmatico e nemmeno una lista di protocolli da poter padroneggiare. La fucina del cambiamento risiede nella consapevolezza del terapeuta rispetto all’importanza dell’accesso alla matrice generativa del mondo dell’interlocutore e la chiave per entrarvi non è altro se non un coerente e situato uso del linguaggio.