Mindfulness e terapia

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Si parla molto di mindfulness.. e spesso a sproposito. La si ritrova in terapia, in filosofia, nelle filosofie olistiche orientali e sulle riviste da bar. Ma cos’è? Come può aiutarci costruire una cornice diversa per il cambiamento personale?
La mindfulness, o “attenzione consapevole”, seguendo la definizione di Kabat-Zinn, è
la capacità di porre attenzione, intenzionalmente, al momento presente in modo non giudicante. E’
una tecnica educativa del pensiero che permette di sintonizzarsi con sé stessi e gli altri, attivando
meccanismi di autoregolazione sia corporea che relazionale. Tale processo si
realizza attraverso le pratiche meditative di derivazione filosofica orientale, ma per raggiungere
questa attenzione consapevole non occorre diventare buddhisti, taoisti, induisti o altro, lo sviluppo
della consapevolezza, infatti, è un processo attivo di autoconoscenza, trasversale a diversi
background culturali, idoneo a calmare la mente e sviluppare un pensiero flessibile e capace di
autocritica. Come scrive Kabat-Zinn: “Comporta l’auto-indagine, la messa in
discussione della nostra visione del mondo, della posizione che vi occupiamo, e l’apprezzamento
della pienezza di ciascun momento della nostra esistenza”.
Negli ultimi decenni si è assistito in Occidente ad una sempre più rapida espansione delle
pratiche meditative, le quali sono divenute un importante oggetto di studio scientifico. Molti studiosi
occidentali, d’altra parte, ritengono che la pratica buddhista della meditazione possa essere
utilizzata come euristica per lo studio della natura della mente al di fuori di una visione teistica.
Le esperienze meditative (non necessariamente vissute in un ashram indiano!) portano ad un aumento della consapevolezza che permette di vivere
il qui e ora in modo più presente e attento alle novità del quotidiano, in uno stato di calma non
reattiva. Questa accresciuta sensibilità ci rende più consapevoli dei nostri automatismi mentali e
attraverso un processo autoconoscitivo apre la strada al cambiamento. La pratica della
mindfulness è stata introdotta sia in ambiti educativi che clinici, essendo integrabile con differenti
approcci terapeutici.
La capacità di vivere il presente esalta i momenti belli e permette di affrontare in

modo migliore i momenti di difficoltà. La mindfulness comporta quindi una particolare forma di
consapevolezza delle nostre intenzioni, dell’ambiente in cui siamo immersi, delle relazioni che ci
definiscono, radicandoci attivamente in quello che stiamo facendo.
Una delle caratteristiche principali della mindfulness è la capacità di disinnescare, e valutare
consapevolmente, i pregiudizi della mente ereditati culturalmente tramite il senso comune sulla
nostra e altrui identità. Questi pregiudizi possono essere definiti di volta in volta ‘rappresentazioni
invarianti’, ‘schemi’, ‘modelli operativi interni’, ‘automatismi’, ‘influenze neurali dall’alto verso il
basso’. L’abitudine a pensare per categorie è una caratteristica, solo parzialmente conscia, del
nostro sistema nervoso, che ha consentito nel corso dell’evoluzione un adattamento assai
efficiente all’ambiente, aumentando la nostra capacità di sopravvivenza. Tuttavia, adattarsi,
sopravvivere, non vuol dire vivere, e tanto meno vivere bene. La consapevolezza
implica l’attivazione di un processo di integrazione delle informazioni contenute nel momento
presente. Un processo che connetta il nuovo e l’ignoto alle nostre categorie conoscitive, in modo
creativo, tramite un pensiero flessibile, adattivo, coerente e stabile. Essere consapevoli
dell’esperienza che stiamo facendo, di momento in momento, significa porre attenzione, e a
continua revisione, il processo interattivo che continuamente si svolge fra il mondo esterno e i
modelli delle nostre categorie. Ciò allo scopo di evitare i circoli viziosi in cui i nostri pregiudizi
tendono a riconfermarsi in ogni nostra nuova esperienza, bloccando l’acquisizione di nuove,
importanti e originali informazioni fornite dal qui e ora. Tale processo amplia e approfondisce il
senso di identità personale, il nostro Sé, favorendo il benessere psicofisico.