Omogenitorialità

Senza titolo

Giorgia Tosi questa settimana ci parla di genitorialità.. :

Recentemente mi è capitato di leggere un articolo sul tema dell’omogenitorialità, che oggi viene spesso affrontato da diverse scuole di pensiero. Quella che viene presentata è una storia diversa dal solito, non perché la coppia genitoriale sia omosessuale, ma perché è formata da due persone che hanno deciso di condividere la genitorialità e di mettere al mondo un figlio alleandosi tra loro e andando oltre il romanticismo e la passione. La loro scelta si fonda sul comune desiderio di educare e crescere una persona felice, rinunciando a farsi andare bene uno stereotipo, a cui sentivano di non appartenere. Grazie alla solidarietà, alla cooperazione, alla complicità, alla lealtà e alla fiducia hanno costruito una relazione di co-parenting, convinte che queste siano chiavi più importanti di passione, attrazione, innamoramento, seduzione, per garantire a una famiglia e ad un bambino solidità, equilibrio, dinamicità e ascolto.

Sull’omogenitorialità ho letto e assistito a diverse conferenze e se i primi autori che se ne sono interessati sostenevano quanto questa scelta fosse nociva per i futuri figli, gli ultimi studi al riguardo sottolineano, al contrario, come le famiglie omoparentali siano in grado di costruire un clima di stabilità e serenità migliore delle coppie convenzionali. Che ciò sia dovuto al un percorso decisionale più consapevole e ponderato, necessario per percorrere una strada sicuramente lunga e tortuosa, è possibile ed è certo che non esista la ricetta per la famiglia perfetta, ma il punto non è questo.

Questa storia tuttavia mi ha colpito per un altro motivo: per la scelta consapevole e razionale di costruire una famiglia e di affrontare insieme un percorso difficile, indipendentemente dalle “regole” della società e dagli stereotipi. La decisione che queste ragazze hanno preso è piena del coraggio, della dignità e della convinzione che caratterizzano quella di una coppia eterosessuale che fa la scelta di mettere al mondo un figlio.

La riflessione su cui vorrei porre l’attenzione è, dunque, l’invito a considerare sempre chi si ha di fronte come portatore di storie e di esperienze, rinunciando non alle opinioni, ma al giudizio.