Prima di volare via – Parte 7

Senza titolo

 

Vorrei riprendere la frase “ciò che non esiste nella mente non esiste neppure nella realtà” e riflettere su quali possano essere le sue implicazioni. Abbiamo già detto che per chi si ammala di Alzheimer perdere un ricordo significa perdere l’esistenza stessa di quel fatto, ma quindi esiste una realtà del malato?

 

Certo. È il suo vissuto, quello di cui lui è convinto, quello che lui percepisce della realtà come “assolutamente vero”. Chi soffre di Alzheimer spesso mostra insofferenza o si irrita, quando viene contraddetto. Questa è la dimostrazione di quanto creda in quello che percepisce. Se poi, nella fase in cui c’è ancora consapevolezza che qualcosa gira storto, si insiste e si arriva a fare breccia nella sua mente, allora l’ammalato si deprime, si sente mortificato, perché realizza “di essersi sbagliato”.

Nel libro ho descritto l’episodio di mio padre che non voleva essere tenuto per un braccio per strada dalla badante solo perché, fuori dall’ambiente domestico, improvvisamente non l’aveva più riconosciuta, considerandola così una sconosciuta con la quale lui, uomo sposato, non avrebbe certo ammesso di passeggiare a braccetto. Questo è un pensiero complesso, dove emerge ancora la consapevolezza di ciò che si è (uomo sposato) e nel contempo manca la consapevolezza di ciò che sta accadendo nel presente (passeggiata con la badante). Chiaro dunque che la realtà di un ammalato di Alzheimer è per lui “più vera del vero”, reale e talvolta drammatica.

 

Nel libro affermi inoltre “se si riesce ad accettare un’altra logica si può avere un dialogo con i malati di Alzheimer senza pretendere di convincerli che la realtà è un’altra, perché per loro quella che percepiscono è la sola realtà”. Forse bisogna approcciarsi diversamente a questa malattia e non dare per scontata la “verità” di chi non si ammala?

 

Credo sia necessaria molta accortezza e altrettanta prudenza. A volte, piuttosto che voler a tutti i costi convincere un ammalato che si sta sbagliando, è meglio seguire la sua logica, rassicurarlo laddove possibile, interrogarsi su cosa sta vivendo, vedendo, capendo. Quando si riesce a intuire, a mettersi nei panni dell’ammalato, si cambia atteggiamento, è inevitabile.