Radici comuni per le crisi di coppia

In una concezione della coppia come sistema si possono individuare tre aree sensibili ed un fattore di facilitazione da cui può nascere un disagio che si colloca al di là delle dinamiche fisiologiche comuni ad ogni coppia.

Una prima spiegazione della crisi individua nella violazione del contratto di coppia, spesso implicito, l’input scatenante. Sappiamo che in ciascuno la scelta del partner comprende la risposta a profondi bisogni personali di cura, affiliazione; ma anche a disponibilità all’accudimento e all’accoglienza dell’altro. I contratti impliciti possono fisiologicamente svilupparsi verso modi più evoluti di fornire risposta ai bisogni di dare e ricevere; ma possono anche restare bloccati in una dannosa dimensione senza tempo, diventando per qualcuno gabbie ormai inadeguate mentre continuano per l’altro a costituire presidi di sicurezza. Ad esempio c’è chi sta male perché come salvatore si è stancato di proteggere e soccorrere, magari perché, trovandosi personalmente nel bisogno, ha visto il salvato incapace di restituzione e si è tanto deluso da sconfessare il ruolo inizialmente scelto; il suo cambiamento può però essere visto dal partner come un insopportabile tradimento.

Una seconda ragione trova le sue radici nella non risolta uscita di uno o di ambedue i partner dalla famiglia di origine, quando atteggiamenti e comportamenti caratterizzanti l’ingombrante legame che perdura, pur con ampia varietà fenomenica, vengono a minacciare o comunque ad appesantire il rapporto a due; oppure addirittura ne hanno impedito l’autentico sviluppo quando la carente o pessima qualità degli accudimenti e dei conseguenti vissuti primari inficia strutturalmente la capacità di intimità con l’altro. Molte persone non hanno veramente lasciato il padre e la madre, permangono nella primaria condizione di figli e per ciò possono vivere nella coppia una relazione col partner inficiata ed immatura, eventualmente foriera di difficoltà anche gravi.

Un terzo motivo può essere individuato nelle scelte di crescita personale che uno dei due soggetti, più spesso la donna, introduce per una maturazione individuale; producendo turbativa in un rapporto consolidato attraverso comportamenti di autonomia del tutto inattesi per il partner, da lui considerati estranei e impropri alla consolidata relazione ed alla fine insopportabili.

Potremmo aggiungere che i forti stress che sconvolgono la vita individuale e rendono meno saldi e sicuri di sé i soggetti (malattie invalidanti, tracolli economici, perdita del lavoro ritenuta irrimediabile, catastrofi naturali, gravi perturbative del consolidato ordine familiare quale ad esempio la nascita di un bambino disabile) possono concorrere a creare una crisi nella coppia altrimenti improbabile

Molte coppie sono in crisi, poche chiedono aiuto; mentre un numero molto alto o arriva drammaticamente alla fine del rapporto o persiste a mantenere il legame ed a convivere frustrato e rassegnato, nella delusione e nel dolore. L’esperienza ci dice che chi chiede un aiuto specialistico può sviluppare risorse che portino da qualche altra parte, in genere in lidi migliori di quelli della crisi, dello stallo o della furiosa impotenza.