Visione a tunnel

Tunel

Immaginiamo di guardare in un cannocchiale: questo strumento ci permette di vedere nitidamente oggetti molto lontani, è stato inventato per aumentare le nostre capacità visive e grazie ad esso è possibile guardare cose che ad occhio nudo non riusciremmo nemmeno a distinguere. Quindi in conclusione è un oggetto che migliora le nostre capacità visive. O no?

Riflettiamo sull’esperienza di guardare in un cannocchiale: sicuramente ci permetterà di vedere il magnifico esemplare di airone dall’altra parte del lago, animale di cui, senza questo strumento, avremmo potuto percepire solo il movimento tra la foglie, tuttavia questo stesso gesto ci precluderà la vista di tutto ciò che sta succedendo intorno a noi. Guardando all’interno di un cannocchiale aumenta la visione di ciò che poniamo al centro della nostra visuale, ma perdiamo ciò che gli sta attorno, perdiamo la visione periferica e magari il bradipo pigmeo, specie in via di estinzione, sull’albero proprio accanto a noi.

Quello che voglio dire con questo esempio è che non sempre focalizzarsi su qualcosa di specifico è la soluzione migliore, ma al contrario a volte è necessario guardare il contesto, avere una visione più ampia e cogliere anche i dettagli che circondano ciò che è al centro del nostro interesse.

Qualche tempo fa mi è stata spiegata la nozione di “visione a tunnel” e per quanto sia un concetto molto semplice, ne sono rimasta colpita e mi ha fatto molto riflettere. Con questo termine si intende proprio la capacità di vedere solo ciò che si trova al centro del proprio campo visivo, senza tenere conto della visione periferica. Allargando il concetto alla vita di tutti i giorni è ciò che accade quando ci si focalizza su qualcosa di specifico, come un problema, senza accorgersi di cosa lo circonda e di quali possano essere le soluzioni alternative: quante volte capita di rendersi conto, dopo molto cercare, che la soluzione di cui avevamo bisogno era lì sotto i nostri occhi.

Applicato al comportamento umano questo concetto comprende molto di più, perché spesso proprio l’essere impegnati su un dettaglio, fa perdere la visione d’insieme ed interpretare in modo scorretto o quanto meno poco conveniente altri elementi della situazione.

Spesso i pregiudizi operano proprio questo tipo di meccanismo. Proviamo ad immaginare di essere in metropolitana, la mattina molto presto, riposati e attivi per iniziare una nuova giornata. Davanti a noi un ragazzo giovane con le occhiaie, gli abiti trasandati e sgualciti, la barba non fatta e l’espressione di chi ha passato la notte in bianco, magari è anche straniero e questo aumenta la diffidenza nei suoi confronti. Ad un certo punto si alza e approfittando della confusione prende la borsa che un’anziana signora sta dimenticando sul sedile. Se fermassimo la scena in questo momento, guidati dall’immagine che abbiamo di questo ragazzo e focalizzati sull’aspetto trasandato penseremmo che vuole derubare la signora e se invece le andasse dietro per restituirle la borsa ne rimarremmo sorpresi. Forse però se avessimo prestato più attenzione avremmo notato che gli abiti del ragazzo sono quelli del lavoro e che di fianco a lui c’è una bambina. Allora è possibile che non abbia passato la notte in giro, ma che sia semplicemente un papà che dopo un turno di notte accompagna la figlia a scuola.

Come mai invece abbiamo pensato al peggio? Non solo non abbiamo notato alcuni elementi del contesto, ma abbiamo interpretato ciò che vedevamo alla luce di un pensiero, guidato proprio dalla nostra focalizzazione su dettagli piuttosto che su altri. Quello che voleva essere un aiuto, l’abbiamo interpretato in modo diverso e ha assunto un altro significato alla luce di ciò su cui eravamo concentrati.

Quindi non si tratta solo di non cogliere il contesto, ma di vedere ciò che si vuole vedere e di interpretare le situazioni alla luce di questo focus.

Marcel Proust, scrittore, saggista e critico letterario francese, famoso per la potenza espressiva delle sue descrizioni del ricordo e del sentimento umano diceva:

La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi.

La scoperta consiste proprio nella ristrutturazione di ciò che è sempre stato a nostra disposizione, nella capacità di cogliere qualcosa che nessuno prima aveva colto, allargando la propria visione del mondo. Uscire dalla visione a tunnel può permetterci di cambiare modo di vedere e di intendere le cose.

Riuscire ad andare oltre le nostre convinzioni, i nostri pregiudizi, la nostra visione ristretta può aprire infinite possibilità.

Scoprire significa vedere quello che tutti hanno visto e pensare quello che nessuno ha pensato (Albert Szent-Gyorgyi, premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1937).