Visto da vicino nessuno è normale. Vita di Franco Basaglia.

Franco Basaglia, nato a Venezia nel 1924, fu uno dei più influenti psichiatri e neurologi italiani del ventesimo secolo.Alle sue teorie e pratica clinica nei manicomi di Gorizia e Trieste dobbiamo un enorme cambio nella concezione della malattia psichiatrica e la sua cura. Basaglia volle ridare diritti e dignità a migliaia di persone malate trattandole, innanzitutto, come persone e non come malati. Per lui la persona fu sempre considerada più importante della malattia.

Negli anni 70 fondò un movimento chiamato Psichiatria Democratica, ispirato al movimento britannico dell’Antipsichiatria, e le sue idee arrivarono fino al parlamento italiano. Nel 1978 venne approvata la Legge 180, detta Legge Basaglia, che sanciva la chiusura dei manicomi in tutta Italia.

Purtroppo ci vollero circa 20 anni prima di completare effettivamente la chiusura di tutti questi centri, che vennero sostituiti da istituzioni di cura quali reparti psichiatrici e comunità terapeutiche gestite da operatori sanitari di vario genere come psichiatri, psicologi, assistenti sociali e infermieri la cui missione, secondo la visione di Basaglia, sarebbe stata di accogliere, riconoscere, accompagnare, curare e possibilmente reinserire in società le persone presentanti patologie mentali, restituiendo loro lo status di cittadino e combattendo la loro disumanizzazione.

Sfortunatamente Basaglia morì a soli due anni dall’entrata in vigore della legge, ed oggi non possiamo sapere se questa venne applicata effettivamente seguendo i suoi principi e le sue indicazioni.

È possibile che resti ancora molto da migliorare ma di fatto questo psichiatra veneziano, morto a 56 anni per una neoplasia cerebrale, può essere considerato come uno dei padri della moderna concezione di salute mentale.

La salute mentale non è infatti semplicemente l’assenza di malattia mentale, ma un complesso stato di riconoscimento della propria natura, necessità e possibilità in quanto essere umano.

Basaglia volle eliminare trattamenti aberranti e tesi a sorvegliare, isolare, nascondere, sedare e di fatto disumanizzare le persone ricoverati e introdusse elementi come laboratori di pittura e teatro ed attività di reinserzione sociale in modo che i pazienti potessero svolgere lavori utili a livello sociale. Il trattamento farmacologico venne considerato come un appoggio sinergico e mai un sostitutivo al lavoro psicoterapeutico.

Inoltre, dette un’importanza fondamentale al tentativo di istaurare una relazione terapeutica con la persona in cura.

Il più grande merito di Franco Basaglia è stato quello di restituire dignità alle persone affette da malattie mentali.