Il crescente fenomeno migratorio a livello mondiale ha portato alla presenza di migliaia di individui in paesi in cui non è parlata la loro lingua materna. Questa situazione pone sfide significative, soprattutto per quanto riguarda la salute mentale e la necessità di servizi psicologici. 

Sebbene il “problema” sia quindi diffuso, è stato scritto relativamente poco sull’esperienza del multilinguismo in psicoterapia; la complessità intrinseca della tematica è tale da farne un terreno idoneo per approfondimenti sia teorici sia metodologici. 

 La possibilità di esprimersi nella lingua madre gioca un ruolo cruciale nella qualità e nell’efficacia del processo terapeutico? 

In questo articolo esploreremo alcuni fenomeni associati al bilinguismo che hanno implicazioni significative per il compito della psicoterapia. 

Proviamo a semplificare le cose: 

Vivi all’estero e ancora non parli bene la lingua?  

 In questo caso, dove la predominanza della seconda lingua è inferiore rispetto alla lingua di origine, la pubblicazione di Laguzzi A. L. suggerisce che siamo di fronte ad un primo fenomeno: la barriera linguistica. 

 L’utilizzo della lingua materna, in questo caso, consente una comunicazione più fluida e precisa tra terapeuta e paziente. La capacità di esprimersi pienamente nella propria lingua nativa può aiutare il paziente a trasmettere i propri pensieri, emozioni ed esperienze in modo più efficace, il che può facilitare il processo terapeutico.

Inoltre, la lingua materna può essere strettamente legata all’identità culturale ed emotiva dell’individuo. L’uso della lingua di origine del paziente in terapia può aiutare a stabilire una connessione più profonda e significativa, che a sua volta può favorire un maggiore senso di appartenenza e comprensione. 

In questo caso, se viviamo in un paese straniero e la nostra conoscenza della lingua è ancora “scarsa”, sarebbe preferibile cercare un terapeuta che parli la nostra stessa lingua. 

È utile ricordare che la terapia online è diventata uno strumento efficace nel campo della psicoterapia per rispondere ai bisogni degli immigrati. 

Vivi all’estero e parli bene la lingua? 

Se la persona è bilingue è importante considerare due aspetti: il momento dell’acquisizione e il contesto culturale in cui è stata acquisita la seconda lingua. 

La ricerca sul bilinguismo supporta l’ipotesi che un bambino che cresce in una casa bilingue o in un contesto bilingue tenderà ad avere esperienze emotive diverse associate a ciascuna lingua. 

 Se l’esposizione a lingue diverse durante l’infanzia può avere implicazioni emotive per un individuo, cosa succede quando l’acquisizione di una seconda lingua avviene nella vita adulta? 

 Le persone che hanno acquisito due lingue in contesti culturali diversi e in fasi diverse della loro vita possono essere legate al fenomeno dell’indipendenza linguistica: nella psicoterapia di queste persone, questo fenomeno può comportare la non accessibilità di materiale importante.  

Pertanto, alcune aree del mondo psicologico di questi pazienti, ad esempio alcuni ricordi infantili, possono rimanere inesplorate perché indipendenti dal sistema linguistico in cui si svolge la psicoterapia. Un’altra possibile manifestazione di questo fenomeno è l’assenza di contenuto emotivo nella verbalizzazione di pensieri o esperienze che portano per natura un’intensa carica emotiva. 

 Alcune ricerche supportano la tesi secondo cui la scelta della lingua da parte del paziente in terapia è molto più complessa della formula “lingua madre buona: altre lingue cattive”. Per la persona multilingue, a volte può essere terapeutico parlare una lingua acquisita di recente. 

Come abbiamo detto, le emozioni sono accessibili in modo diverso nelle diverse lingue apprese (a seconda di quando e come sono state apprese); in questi casi l’uso di una lingua straniera può consentire l’espressione di emozioni, che potrebbero essere state “scoraggiate o disapprovate” durante la crescita e possono facilitare l’esplorazione di problemi che spesso sono angoscianti per il paziente nella sua lingua materna. 

 Inoltre, in questi contesti è necesario evidenziare l’importanza che il terapeuta abbia una competenza culturale. 

Ciò comporta diversi aspetti, tra cui: conoscenza culturale (comprensione di norme, valori, credenze e pratiche culturali, ecc.), sensibilità culturale (verso le esperienze e le prospettive culturali dei pazienti, evitando giudizi e generalizzazioni culturali, apertura all’apprendimento dal esperienze e conoscenze del paziente), abilità di comunicazione interculturale (comunicare in modo efficace e rispettoso verso culture diverse, adattare lo stile di comunicazione in base alle esigenze culturali, ecc.), autoconsapevolezza culturale (i terapeuti devono essere consapevoli dei propri atteggiamenti culturali, valori e pregiudizi e come possono influenzare il loro lavoro terapeutico), adattamento degli approcci terapeutici (i terapeuti devono essere in grado di adattare i loro approcci terapeutici in modo che siano culturalmente rilevanti e appropriati). 

C’è infine un altro aspetto molto importante che non possiamo dimenticare, ovvero l’alleanza terapeutica

“diciamo che l’alleanza è solo una delle variabili della relazione, anche se probabilmente la più importante ai fini dell’efficacia della psicoterapia” (Liotti, Monticelli, 2014). 

Conclusioni

La letteratura scientifica evidenzia l’importanza di considerare l’uso della lingua materna in psicoterapia e molti terapeuti stanno adottando un approccio culturalmente sensibile che valorizza e utilizza la lingua di origine come potente approccio terapeutico. Tuttavia, è importante notare che ogni individuo e ogni situazione sono unici e che la scelta del linguaggio in terapia dovrebbe essere una decisione collaborativa tra il terapeuta e il paziente, considerando le esigenze e le preferenze individuali. Alcune persone potrebbero preferire l’utilizzo di una seconda lingua, come la lingua dominante nella società in cui vivono attualmente, pertanto è importante che il terapeuta tenga conto delle preferenze del paziente e fornisca un ambiente terapeutico sicuro e rispettoso. 

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Cristina Moro
Psicoterapeuta 

 

Bibliografia: 

  • Provvedi, G., & Mariotto, L. (2020). Le Terapie Non Madrelingua (TNM): considerazioni emerse dal confronto tra colleghi su esperienze cliniche. Una riflessione costruttivista. Costruttivismi, 7, 63-80. doi:10.23826/2020.01.063.080 
  • Liotti, G., Monticelli, F. (2014). Teoria e clinica dell’alleanza terapeutica. Una prospettiva cognitivo-evoluzionista . Milano: Raffaello Cortina. 
  • Laguzzi A. L. (2014). Bilingüismo y Psicoterapia. Psicodebate, Vol. 14, Nº 1, Junio 2014. 
  • Marian, V. & Kaushanskaya, M (2004). Self-construal and emotion in bicultural bilinguals. Journal of memory and language, 51, 190-2. 
  • Chu, J., Leino, A., Pfulm, S., Sue, S. (2016). A model for the theoretical basis of cultural competency to guide psychotherapy. Professional psychology: research and practice, 47(1), 18-29.